Fonte: LA REPUBBLICA, 14 febbraio 2010 (Anais Ginori; Marco Lodoli)
Quanto può essere difficile insegnare oggi, nella Scuola francese e in quella italiana? Molto, almeno a giudicare da due articoli apparsi nell’inserto LA DOMENICA di REPUBBLICA del 14 febbraio. Se Anais Ginori ci parla infatti di un ospedale psichiatrico a La Verrière, alle porte di Parigi, che accoglie e cura insegnanti sottoposti a uno stress ormai insopportabile, Marco Lodoli si sofferma a descrivere le “trappole della vita da prof”.
Gli inglesi hanno inventato il termine “burn-out” per definire una sindrome che colpisce, oltre a medici, infermieri e vigili del fuoco, anche i professori, bruciati dal mestiere più importante e difficile: la trasmissione dei saperi. Lo psichiatra Daniel Rechtman osserva che gli insegnanti sono diventati il capro espiatorio al quale attribuire tutto quello che non piace della società, e lamentano la perdita di autorevolezza nei confronti delle famiglie: la scuola non è più un universo protetto, ma un microcosmo in cui deflagrano i problemi, le contraddizioni, i drammi del mondo.
Marco Lodoli senza mezzi termini parla di “trappole”. “Per alcuni, per molti, è una tragedia. Non riescono più a trovare un senso in quello che fanno, nessuno li garantisce (…). Parlano e nessuno li ascolta, e a poco a poco la voce si affievolisce, ogni sicurezza si spegne: si sentono inutili, incapaci, ridicoli. (…) Li assale il timore di non essere più in grado di svolgere il programma, da ogni parte viene loro chiesto di essere brillanti, seducenti, carismatici per conquistare l’attenzione degli studenti, e invece hanno l’impressione di predicare sempre più flebili nel deserto o in una bolgia infernale”. Un disagio che poi, come se non bastasse, si scontra con un vecchio pregiudizio, quello di essere dei privilegiati, con il posto fisso, un buono stipendio e le lunghe vacanze estive.
Non c ’è più niente da perdere, quindi, per chi fa scuola? Aiuta a guardare avanti per il futuro sempre Lodoli, con la sua visione dell’insegnamento: “In fondo si tratta di stare con i ragazzi, energia viva, in un teatro scalcinato che ogni giorno ripete la sua commedia, ma che ogni giorno è diverso”.