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Archivi per la categoria ‘CULTURA’

IL 1969 SECONDO PAOLO CONTI

domenica, 17 gennaio 2010

Non si tratta di un prequel del capolavoro orwelliano 1984, ma di un agile volume mediante il quale è possibile ripercorrere le tappe fondamentali di un anno straordinario, in cui il mondo è cambiato: 1969. Tutto in un anno, di Paolo Conti, Editori Laterza, 2009. Grazie alle dodici parti in cui è diviso il libro, ognuna dedicata a un mese (Jan Palach accende un fiammifero; Università occupata; Scompare Ermanno Lavorini; Rivolta nelle carceri; Easy Rider, Rosemary’s Baby e gli altri; Lisa dagli occhi blu; La notte della Luna; Prima e dopo Woodstock; L’Autunno caldo; Le parole tra noi leggere; Arriva il divorzio; Piazza Fontana), l’autore – inviato speciale del Corriere della Sera - offre l’occasione di riprendere in considerazione i momenti salienti del capitolo conclusivo degli anni Sessanta, troppe volte messo in secondo piano dal suo illustre predecessore, il Sessantotto: un anno fatidico, aperto in Cecoslovacchia dall’atto di eroismo di uno studente, divenuto nel suo Paese simbolo della resistenza antisovietica, e chiuso in Italia dal primo atto della Strategia della Tensione.

Una lettura consigliata a tutti, ma doverosa per chiunque nel 2009 abbia festeggiato i suoi primi quarant’anni. 

MARYANNE WOLF: LA LETTURA MIGLIORA IL CERVELLO

sabato, 9 gennaio 2010

Fonte: LA REPUBBLICA, 8 gennaio 2010 (Raffaele Simone)

Nel recensire il saggio di Maryanne Wolf – nota specialista statunitense studiosa di disturbi dell’apprendimento e del linguaggio - Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge (Vita e pensiero, pagg.300), Raffaele Simone ne offre su LA REPUBBLICA una sintesi del contenuto che chiarisce in maniera molto efficace il pensiero dell’autrice. Particolarmente interessante risulta quanto viene detto per spiegare il modo in cui la scienziata illustra  il lavoro del cervello di un lettore esperto. “La pratica della lettura non limita i suoi effetti ai distretti cerebrali interessati alla percezione, ma ne coinvolge altri. Il lettore esperto è portato a produrre inferenze e ipotesi a partire da ciò che legge, a raffigurarsi immaginativamente situazioni e scene (soprattutto quando legge storie con personaggi e moventi) e a integrare le conoscenze che acquista con quelle che già possiede. La lettura conferisce insomma “il tempo per pensare oltre”: così la Wolf chiama queste propensioni (…) . (…) Il lettore maturo dedica poco tempo a decifrare configurazioni e forme, e molto di più a elaborare strategie e interpretazioni e, nei casi opportuni, a provare emozioni connesse a quel che legge. A quel punto interviene il sistema limbico, che è la sede della vita affettiva”.

Argomentazioni che suggeriscono, nota Simone in chiusura di articolo, che la lettura che fa meglio al cervello sia quella applicata alla letteratura, visto che tiene attivo il maggior numero di aree cerebrali. 

IN RICORDO DI BENIAMINO PLACIDO

venerdì, 8 gennaio 2010
Fonte: IL CORRIERE ADRIATICO, 7 gennaio 2010 (Elisabetta Stefanelli); LA REPUBBLICA, 7 gennaio 2010 (Stefano Bartezzaghi, Enzo Golino)
 
Si è spento ieri a Cambridge a 80 anni – era infatti nato a Rionero in Vulture in provincia di Potenza nel 1929 – il giornalista e scrittore Beniamino Placido, uomo ”di profonda cultura e di fine e originale stile letterario”, nella definizione datane dal Presidente della Repubblica in un messaggio di cordoglio alla famiglia.
 
Arrivato a Roma al conseguimento, per concorso, della carica di consigliere parlamentare della Camera dei Deputati, vi ebbe la titolarità dell’ufficio di segreteria della Commissione Agricoltura. Negli anni Sessanta si trasferì negli Stati Uniti per studiare la letteratura angloamericana: ne derivò una profonda conoscenza della materia grazie alla quale conseguì la cattedra del relativo insegnamento all’Università La Sapienza. È stato poi a lungo critico televisivo del quotidiano La Repubblica -con la seguitissima rubrica A Parer Mio-, giornale per il quale ha continuato a occuparsi di letteratura e di costume; celebre a proposito delle discussioni sulla tv la diatriba su chi, tra lui e Alberto Arbasino, abbia inventato il personaggio della “Casalinga di Voghera”, ossia il tipo medio dello spettatore italiano, privo di riferimenti culturali ma assetato di sentimenti ed emozioni forti.

Sulle pagine del quotidiano fondato da Eugenio Scalfarise Enzo Golino lo ricorda come “un talento naturale, nutrito di studio, di saperi assimilati con (…) leggerezza” , che “nel corso degli anni ha rivelato il Dna di un Proteo manifestandosi in nuove metamorfosi dettate dal suo istinto nomade e culturalmente trasversale (ossia interdisciplinare)”, Stefano Bartezzaghi rammenta che un’altra rubrica culturale e giornalistica tenuta da Placido prendeva il suo nome, Nautilus, dal sottomarino di Verne, che, secondo un celebre Mito di Roland Barthes, veniva riparato durante l’ininterrotta navigazione, diventando nel tempo completamente diverso da quello costruito all’inizio; infatti anch’essa, settimana dopo settimana, si faceva diversa restando però sempre la stessa.

PAOLO MAURENSIG E LA TEMPESTA DI GIORGIONE

martedì, 5 gennaio 2010

Come i precedenti lavori (e per il lettore, dopo La variante di Lüneburg, si tratta sempre di una felice riconferma) anche La Tempesta. Il mistero di Giorgione (Morganti Editori 2009) dello scrittore goriziano Paolo Maurensig si caratterizza, oltre che per una prosa assai curata e piacevole, per l’abilità nel sovrapporre, in un sapiente gioco di scatole cinesi, i diversi piani narrativi lungo i quali si snodano le varie vicende del romanzo. La sintesi della trama si ha nel primo risvolto di copertina del volume. Uno scrittore, aspirante regista, giunge a Venezia per preparare la sceneggiatura di un film tratto dal Carteggio Aspern di Henry James. Durante le audizioni incontra l’affascinante Olimpia, che gli confida d’aver ritrovato, sparsi tra i libri di una biblioteca privata, un taccuino e molti fogli che andrebbero a comporre un racconto inedito del romanziere americano. Il protagonista, attratto dal fascino della donna e desideroso di entrare in possesso degli scritti, instaurerà con lei un’ambigua quanto fragile relazione. Le pagine, pazientemente riunite e tradotte, racconteranno il periodo in cui Henry James si dedicò alla stesura di un racconto ispirato alla figura misteriosa di Giorgione e al suo quadro più enigmatico, La Tempesta. Ma che relazione esiste tra i carteggi e l’opera di uno dei più colti e criptici pittori del Rinascimento?

L’autore quindi, in modo suggestivo, ci accompagna a più riprese avanti e indietro in una sorta di giro di valzer temporale, partendo dai nostri giorni per arrivare prima alla fine dell’Ottocento, poi giù giù fino all’epoca di Giorgione, e successivamente di nuovo ritornare a oggi, a ritroso; il tutto offrendo insieme molteplici chiavi di lettura: il libro può a buon diritto entrare a far parte della fitta bibliografia su La Tempesta di Giorgione e sui misteri che vi sono racchiusi; ma può essere letto anche come un omaggio alle luci, ai colori e agli odori di Venezia; come un trattato di estetica; come una riflessione filosofica sul Caso e la Necessità; come una ricerca sul significato della scrittura. Con un accenno anche all’esoterismo: ma senza alcun progetto eversivo mirante a dominare il mondo, precisa Maurensig nella postfazione.

MEMORABILIA. L’INGEGNER LUIGI ONORATI

lunedì, 4 gennaio 2010

Fonte: IL CORRIERE ADRIATICO, 3 gennaio 2010

San Benedetto del Tronto

Nato a Modena alla fine dell’800, l’ingegner Luigi Onorati fu tra i primi a scommettere sulle enormi possibilità di sviluppo della Riviera delle Palme. Il suo nome a San Benedetto resta legato alla realizzazione, nel 1931, del Lungomare, con i suoi 30 m di larghezza (18 m di sede stradale e 12 m di marciapiede), ma non va dimenticato che progettò anche la Palazzina Azzurra, il Mercato Ittico, la Scuola Elementare Moretti e l’Ospedale di Via Silvio Pellico. Nel 1989 fu insignito del Premio Truentum.

IN RICORDO DEL CARICATURISTA DAVID LEVINE

sabato, 2 gennaio 2010

Fonte: LA REPUBBLICA, 30 dicembre 2009 (Antonio Monda; Alessandra Rota)

E’ scomparso il 29 dicembre 2009 a New York nel quartiere di Brooklyn, dove era nato nel 1926 ed è rimasto per tutta la vita, David Levine, il celebre caricaturista che per quasi mezzo secolo (dal 1963 al 2007) aveva disegnato le copertine della New Rewiev of books, per un totale di oltre 3800 disegni. Famoso per i ritratti di intellettuali e atleti, politici e celebrità, Tullio Pericoli lo definisce ”maestro della tessitura dei segni”, un artista dal “tratto secco, appuntito delle incisioni di Rembrandt”. Mai volgare od offensivo, amava ripetere a chi gli chiedeva una presa di posizione più frontale con i suoi ritratti: “Una caricatura che esagera di tono finisce per abbassare il modo in cui chi ne fruisce considera una persona come essere umano”; e a chi gli domandava perché facesse il caricaturista: “La caricatura è un’affermazione di speranza”. La maniera in cui ritrasse i Presidenti degli Stati Uniti è diventata l’oggetto di una mostra alla Public Library, intitolata “American Presidents & Selected Paintings”, nella quale viene celebrato come l’inventore della moderna caricatura politica. 

IL QUINTERNONE DI ASCOLI PICENO

mercoledì, 30 dicembre 2009

Fonte: IL CORRIERE ADRIATICO, 18 dicembre 2009

Ascoli Piceno

E’ giunto finalmente a compimento un progetto avviato nell’ormai lontano 1997 dall’Istituto Superiore per gli Studi Medievali “Cecco d’Ascoli”: lo scorso 18 dicembre, alle ore 18,00, è stato infatti presentato nella sala della Ragione di Palazzo dei Capitani il Quinternone di Ascoli Piceno – tomi I e II -, a cura di Giammario Borri, con interventi di Cristina Carbonetti (Università di Tor Vergata) e Francesco Pirani (Università di Macerata). Si tratta complessivamente di 265 documenti che compongono il “Liber iurium” del Comune di Ascoli, conservato nell’Archivio di Stato, che, sotto l’aspetto documentale, rappresenta la più prestigiosa e quasi unica fonte per la ricostruzione della storia medievale della città e del suo antico e vastissimo territorio, esteso fino all’Abruzzo, all’Umbria e al Lazio, con la registrazione di privilegi e attestazioni comprovanti diritti e possessi. Il professor Borri, coaidiuvato dal prof. Giuseppe Avarucci, ha per oltre un decennio revisionato la trascrizione dei documenti, provvedendo a correggerne, digitalizzarne e prepararne il testo nelle modalità proprie e specifiche di una edizione diplomatica di fonti medievali.

IN RICORDO DELLO STORICO GIUSEPPE MARINELLI

lunedì, 28 dicembre 2009

Fonte: IL CORRIERE ADRIATICO, 27 dicembre 2009

Ascoli Piceno

E’ venuto a mancare il giorno di Natale all’età di 94 anni il ragionier Giuseppe Marinelli, noto ai più per la preziosa opera di ricerca storica del “Dizionario toponomastico ascolano” (1994), che contiene le biografie, corredate di illustrazioni, di tutti i personaggi ai quali nel capoluogo piceno sono stati intitolati vie, piazze e luoghi comunque significativi. E’ difficile ripercorrere tutte le tappe della sua vita; tra l’altro, fu uno dei fondatori del Partito Repubblicano, quale fervente mazziniano e seguace di Ugo La Malfa. Tra le curiosità, va anche ricordato che fece parte del gruppo di goliardi che la notte fra il 31 dicembre 1921 e l’1 gennaio 1922 inaugurò a suo modo, suscitando al risveglio dei concittadini grande clamore, la statua di Cecco d’Ascoli.

UN LIBRO DI MARCO FAZZINI SU DOUGLAS LIVINGSTONE

domenica, 27 dicembre 2009

Fonte: IL CORRIERE ADRIATICO, 22 dicembre 2009

Esce in questi giorni a cura dell’ascolano Marco Fazzini, poeta e docente di letteratura inglese postcoloniale presso l’Università “Ca’ Foscari” di  Venezia, il libro “Loving: poesie scelte e altri scritti”, dedicato al poeta-scienziato Douglas Livingstone. Si tratta del frutto di venti anni di studio e ricerca su quello che può essere definito il maggior poeta del secondo Novecento dell’Africa meridionale; il volume comprende quaranta poesie, uno scritto di microbiologia, un’intervista, fotografie inedite, una selezione di lettere ed estratti dalla critica di alcuni dei maggiori commentatori dell’opera dell’autore. 

MICHEL ONFRAY E L’ARTE DI GIOIRE

sabato, 26 dicembre 2009

Probabilmente susciterà altre polemiche – dopo quelle sorte specialmente in seguito alla pubblicazione del Trattato di ateologia nel 2005 – l’ultimo saggio di Michel Onfray, L’arte di gioire. Per un materialismo edonista (maggio 2009). Diviso in cinque parti (Algodicea, Metodo, Corpo, Virtù e Coda), il volume propone da una parte il tentativo di dimostrare, sulla scorta dell’analisi dei momenti di crisi nella vita di alcuni grandi pensatori, che la filosofia non è soltanto - come si sarebbe portati a credere - una mera storia dello spirito, dall’altra quello di riabilitare agli occhi dell’Occidente i fautori dell’Edonismo, che siano stati i Cirenaici, gli Gnostici licenziosi, i Fratelli e le Sorelle del Libero Spirito, i libertini eruditi o altri pensatori come La Mettrie, Sade e Fourier. Le osservazioni dell’autore solleticano le pulsioni del lettore, assecondandole; del resto già Petronio osservava nel Satyricon (111,13): “Nemo invitus audit, cum cogitur aut cibum sumere aut vivere” (“Nessuno ascolta contro voglia, quando lo si costringe a mangiare o a vivere”).

Fra le tante citazioni presenti nel testo non può non rimanere impressa quella di apertura: “Vivere in modo tale che tu abbia bisogno di desiderare di rivivere, questo è il tuo dovere” (F.W. Nietzsche, Frammenti postumi 1881-1887).