ACCADDE AD ASCOLI. SFIDA AL CARMINE CORRAL

Fin da bambino, su incarico dei miei genitori sono sempre stato l’angelo protettore di mia sorella, più piccola di me di quattro anni. Quando ebbe compiuto quattordici anni, i ragazzi cominciarono a interessarsi di lei, e qualcuno anche, seguendola per strada e rivolgendole la parola, a farle la corte. Mia sorella era infastidita da questi mosconi che le ronzavano intorno; o almeno così lasciava intendere. Un giorno dovetti intervenire per far stare al suo posto il più insistente di tutti, che sembrò desistere dai suoi propositi. Ma qualche tempo dopo….

Io stavo giocando a tennis, con il mio completino di un candore immacolato (come il giornalista e scrittore Gianni Clerici, ero uno dai gesti bianchi); lui a pallone, nel campo adiacente ( lo Squarcia). Si affacciò alla rete di divisione delle due zone e mi apostrofò: “Guardate la signorina dalle mutande bianche!!!”. Io mi voltai e gli dissi: “Mo’ te la faccio vedere io la signorina! Fatti trovare fra mezzora dietro la chiesa del Carmine!”. Lui accettò baldanzoso, sicuro di battermi.

Seguendo il rituale di un duello in piena regola, per lo scontro ci facemmo accompagnare ognuno da due padrini: io da mio cugino Guido e da un altro tennista, lui da Nase e da un altro amico.

Il mio avversario inizialmente cominciò a scherzicchiare, convinto della propria superiorità; ma non appena mi fu a tiro, gli feci arrivare una papagna devastante. Sentii un sinistro scricchiolio delle ossa; però non lo misi K.O.,  tanto che ebbe in qualche modo la forza di contrattaccare. Nel frattempo, Guido le prendeva da Nase.

Il risultato della sfida fu visibile il giorno dopo: lui, zigomo e sopracciglio dell’occhio sinistro spaccati e incerottati, io occhio destro un pò nero, tanto che fui costretto a inventare una scusa con mio padre; ma alla fine eravamo diventati amici (questo di norma era il risultato di tutti i miei combattimenti).

Avevo diciotto anni: quella fu l’ultima volta che le detti per strada.

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