Martedì 21 dicembre c.m. ho rivisto, dopo moltissimi anni, la signora ***. Anche Lei era, insieme al marito, alla recita di Natale della nipotina, che frequenta la prima classe della scuola primaria dalle monache Concezioniste. Sono passati 55 anni dall’episodio che mi è tornato alla mente. A quell’epoca giocavamo ai giardini pubblici del Viale, quando ancora c’era la casetta – e non la statua di Vittorio Emanuele II -. Però cominciavamo ad avere le prime “pruderie”….Specialmente mio fratello quindicenne, di due anni più grande di me. Lui aveva inventato un nuovo gioco, la “puzza continua”, e la metteva in atto costantemente con ***, allora adolescente. Conoscete la “ puzza “ normale? Si tratta di un gioco in cui, toccandosi dopo una rincorsa, ci si passa la “puzza”; viene utilizzato soprattutto per correre. Bene! Con la “puzza continua” si stava praticamente fermi; si muovevano soltanto le mani. Ci si continuava a passare la “puzza” soltanto tra due giocatori. Era praticamente un modo di toccarsi; di socializzare, insomma. Quel giorno, veramente, ci eravamo spostati nei nuovi giardini di Viale De Gasperi, che stavano finendo di costruire. Vi erano accatastati molti tubi di cemento del diametro di circa 80/100 cm. Mio fratello e *** erano intenti nel loro gioco, seduti sopra di essi….Io e mia sorella minore gironzolavamo intorno. Improvvisamente passarono una decina di ragazzi della nostra età, la banda “de lu Carmine” (con cui mi scontrai più volte successivamente). Mandarono all’indirizzo dei due una sequela di frizzi e lazzi, anche osceni. Non l’avessero mai fatto! Io, che avevo il vizio del lancio dei sassi (per il quale mio padre me ne aveva date di santa ragione più volte – inutilmente! -), mi chinai, raccolsi alcune pietre – in verità piccole – e le scagliai contro di loro. Costoro, che magari se ne stavano già andando, tornarono sui loro passi e vollero…. “arregnarsi”. Naturalmente mio fratello – codardo! – si defilò, e toccò a me solo sopportare il peso della battaglia. All’inizio dovetti agire anche con astuzia, riuscendo a dettare le regole dello scontro: li convinsi a battersi uno per volta. Con questo sistema ne misi K.O. ben tre! L’ultimo, mi ricordo, lo infilai in un tubo! Gli altri, spaventati, desistettero.
Mio fratello riprese tranquillamente a giocare a “puzza continua”.