Un giorno del 1960 (?). Mi trovo insieme a mio cugino Guido sulla sua lambretta, io sul sellino posteriore. Provenendo dal Ponte di Porta Maggiore, percorriamo a velocità piuttosto sostenuta (è stata la velocità a salvarmi?) l’asse principale di Ascoli, il Viale, che non è intersecato da molte strade. A un certo punto lui si volta e mi dice le fatidiche parole: “Io, ormai, la lambretta la porto benissimo!!!”.
Non fa in tempo a finire la frase, e a girarsi per guardare di nuovo davanti, che sbuca da una via laterale un furgoncino: non c’è tempo per frenare, lo prendiamo in pieno. Catapultato in avanti, facendo un involontario salto mortale passo sopra il mezzo – ben più alto di una macchina normale - che ci ha tagliato la strada, ma, proprio come uno stuntman in un film d’azione, mi ritrovo a diversi metri di distanza, in piedi, praticamente illeso. Qualche santo protegge anche Guido: anche lui, nemmeno un graffio.
Tornato a casa a piedi, raccontai tutto ai miei genitori.
Mio padre, rimproverandomi aspramente, mi domandò se ci tenessi alla vita. Mi feci un rapido esame di coscienza e, poiché già in precedenza avevo avuto analoghe esperienze per conto mio, giurai a me stesso che non sarei più salito su un veicolo a due ruote. E ho sempre mantenuto la promessa.
So invece che Guido, dopo quello, ha avuto diversi altri incidenti in moto. Chissà se adesso ci andrà ancora!?
no comment…se il buongiorno si vede dal mattino…
A onor del vero, in difesa dell’accusato gli antichi Romani avrebbero forse detto “nomen – omen”, “un nome – un presagio”, non avendo quindi nulla da obiettare in merito alla sua abilità nella guida….
Comunque grazie per aver voluto lasciare un commento!
Il guardiano del Faro